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Un libro.
Fogli raccolti insieme, che parlano e illustrati mostrano un percorso
che ognuno ripercorre leggendolo! Bell'invenzione! E se invece lo pubblico
in internet, così mentre lo scrivo! E poi magari chi vuole se lo
stampa? Meglio ancora! Sfruttiamole queste tecnologie!
Si dovrebbe supporre che chi si accinge a scrivere un libro abbia già
tracciato almeno le basi su cui sviluppare la costruzione dell’avventura,
ma in questo caso il soggetto è proprio il caos dei nostri pensieri,
quindi ritengo più bello e onesto non seguire nessuno schema, e
raccontare così, senza ordine, quello che mi passa nella testa,
perché mescolato tutto insieme rappresenta la mia ennesima dimensione.
Ogni cinque minuti delle nostre giornate dobbiamo fare qualche scelta:
come mi vesto? Vado a piedi? Che cosa mangio? Che strada faccio, passo
prima al bancomat o dopo... Anche la più banale di queste scelte
ha dietro un’infinità di cause, concause e relative conseguenze,
addirittura provenenti da esperienze di venti o trenta anni prima, o magari
è influenzata dal malumore causato dall’aver dormito male,
che sommato alle vecchie esperienze può dare risultati differenti!
Quindi ogni momento non possiamo che essere l’insieme di tutto:
il passato, il presente e, aggiungo, il futuro. Sì il futuro. Perché
anch'esso, per come ce lo vediamo cucito addosso, influenzerà ognuna
delle nostre scelte, anche se poi sarà tutt’altro. C’è
un minimo comune denominatore, a mio avviso, che in ogni caso influenza
non poco tutte queste nostre piccole o grandi scelte ed è il consenso
degli altri, la loro approvazione o, almeno, la nostra convinzione che
ci sia. Così, stanchi di decidere ogni momento, spesso (di solito)
scegliamo quello che fa piacere a chi ci sta vicino, non fosse altro perché
il loro gradimento ci ripaga abbondantemente del piccolo sacrificio della
rinuncia. Ma anche i gusti dei nostri cari sono frutto delle loro ennesime
dimensioni, quindi la cosa si complica alquanto e spesso non sappiamo
proprio perché alla fine abbiamo fatto tale scelta! Può
succedere che per anni interi si privilegi tale gradimento senza rendersene
conto, e infine ritrovarsi in una vita fatta di cose che non ti appartengono!
Ma questo spesso non è una cosa negativa perché evidentemente
si era in un periodo d’innamoramento e proprio dal gradimento della
persona amata si ottiene il massimo piacere che la natura può offrire.
Il tempo che ordina le nostre esperienze probabilmente esiste solo come
sostegno su cui agganciarle nel nostro cervello, e lo spazio della vita
che percepiamo è così infinitesimale che considerarlo zero
non è un errore. Così come gli elettroni percorrono le loro
orbite, anche i pianeti, le galassie e l’infinito occupano ognuno
la propria dimensione di spazio e di tempo che va da grandezze di microsecondi
a secoli d’anni luce, eppure disegnano gli stessi percorsi: cambia
solo la scala di grandezza. L’esplosione di una stella, o la sua
dilatazione, come del resto il nostro sole inesorabilmente farà,
sono fatti di normale amministrazione nel nostro universo, questa miriade
di corpi caldi e freddi che viaggiano sospinti dalla relatività
in spazi e tempi che si aggrovigliano a loro volta non sono fatti esterni
alla nostra esistenza, ma al contrario noi su questa piccola terra, mentre
giriamo intorno al sole con la luna che ci accompagna e lo rincorriamo
nella sua orbita nella via lattea che a sua volta naviga per chi sa dove,
ne facciamo certamente parte!
Lavoriamo d’immaginazione, supponiamo di poter osservare l’infinito
da così lontano che ci consentisse di vederlo tutto, immaginiamo
adesso di possedere una potentissima telecamera che ci permettesse di
zumare fino a vedere in primo piano un singolo atomo di materia ed i suoi
elettroni che gli girano intorno e magari ancora più vicino fino
al suo nucleo e ognuno dei suoi elementi e più ancora. Io credo
che le immagini, se fatte girare con le velocità giuste, non sarebbero
molto differenti. Logicamente si dovrebbe rallentare enormemente quelle
degli atomi ed accelerare enormemente quelle dei pianeti, ed ancora di
più quelle delle galassie e infinite volte di più quelle
di tutto l’universo. Forse otterremmo proprio le stesse immagini,
tutto l’universo è esattamente come un singolo atomo! Allora
ci verrebbe l’idea di allontanarci ancora di più per riuscire
a vedere tutti gli universi, ma ancora le nostre immagini sarebbero molto
simili!
Frattali: un unico modulo che si ripete all’infinito in scala sempre
maggiore e crescendo nello spazio dilata in proporzione la scansione del
tempo.
E noi dove stiamo in quelle ipotetiche riprese da così lontano?
Dove si colloca il miracolo della vita?
Che cosa è la vita?
Se immaginiamo di rivedere quella parte di filmato alla velocità
giusta in cui osservavamo tutto l’universo, della nostra vita non
troveremo neppure un fotogramma, la vita dell’intera umanità
a quella velocità non riuscirebbe nemmeno ad influenzare un unico
fotogramma. Così come l’era dei dinosauri.
Quindi per riuscire a trovare le nostre tracce dovremmo rallentare il
filmato, tanto da fermare l’intero universo, poi le galassie, poi
i pianeti, ma attenzione a non esagerare troppo con il dilatamento perché
ad un certo punto saremmo dentro gli atomi e anche lì non ci troveremmo.
Questa concentrazione e dilatazione del tempo non va sottovalutata, la
nostra vita sarà visibile solamente ad un certo grado di dilatazione,
come quando si sintonizza una radio, passi quella lunghezza d’onda
e pluff, becchi un’altra musica!
Una volta sintonizzati alla giusta "frequenza" per osservare
l'umanità vedremmo tante formiche che incessantemente si muovono
seguendo percorsi stabiliti, che si combattono uccidendosi a vicenda,
che si sovrastano alla ricerca di un benessere che non esiste, che si
riproducono ubbidendo ad un istinto, che si odiano che si amano, che pregano
sperando di vedere quel film che noi abbiamo appena girato, ma non lo
vedranno mai! Cinque miliardi di persone agglomerate in famiglie, religioni,
razze, nazioni, con il solo intento di sopravvivere a discapito di qualcun
altro. Che inseguendo un sogno di migliore qualità della vita,
non sapendo discernere ciò che ha valore da ciò che non
ne ha, perché indottrinati da chi ha trovato in questo la sua fonte
di guadagno, orientati in malo modo verso effimere soddisfazioni, lottano,
combattono, si uccidono per raggiungerle!
Figli che uccidono i genitori, mamme che uccidono figli, ladri che ammazzano
per rubare, politici che promettono e non mantengono, presidenti che s'inventano
la presenza d’armi di distruzione di massa per essere autorizzati
a straziare un popolo e ficcarsi dove s'incrocia il mercato del petrolio
e suoi sostenitori che hanno capito che stando lì potranno avere
altri cinquanta anni di vacche grasse, tanto quel popolo era già
straziato, quindi che male facciamo? E i loro alleati... lì a combattere
per rimediare poi qualche briciola di quell’immenso mercato, e i
fieri soldati riempiti di soldi per fare gli eroi a pagamento della guerra
che col terrore combatte i terroristi!
Preti che nel segno del Signore amano troppo accarezzare i tuoi bambini!
Papi che dopo secoli di guerre, loschi affari, intrighi di potere, tradimenti,
condanne a morte, hanno riempito di santi il calendario! E ancora continuano!
Poi mentre guardi da lassù queste scene super amplificate ti passa
davanti all’obiettivo un ragazza strana, non corre come gli altri,
è vestita disordinatamente e spettinata, sta attraversando un giardino
e si ferma a guardare un fiore, lo annusa e lo contempla e trascorre lì
la sua giornata! T'incuriosisce questo strano modo di fare e allora resti
puntato su di lei. Zumi un po’ indietro e vedi tutto il giardino
e l’edificio: sei in una casa di cura per malati di mente. La luce
del giorno ormai lascia molte ombre alla tua scena, l’intensità
dei colori si dissolve in scale di grigi, la segui nel suo percorso del
rientro a casa, mentre piangendo va a sedersi all’ultimo angolo
della lunga mensa dove sarà consumata la cena con gli altri ricoverati,
e lei triste siede noncurante. A gruppetti arrivano i commensali, siedono
e aspettano. Uno si accosta vicino a lei sulla panca perché ormai
sono tanti e per entrarci bisogna stringersi, allora la ragazza cambia
espressione, quell’aria molto triste si dissolve lasciando intravedere
un'espressione serena, ora ha vicino chi può sostituire quel fiore
e trascorrere con lei un altro po’ di ore di quel tempo stranamente
compresso della sua mente che la porta a sintonizzarsi su altre realtà
per le quali è dichiarata malata. Non sopporta di portare da sola
il peso delle cose che vede, di giorno le ha condivise col fiore e adesso
col suo compagno di banco. Non c’è bisogno di parlare, è
bastato lo scambio di un sorriso per innescare la condivisione del fardello,
l’odio che sente intorno, le sofferenze di tutti i malati del mondo,
e tutti quei bambini che muoiono di fame...
Lei vede chi non riesce a sentire i lamenti che da ogni parte del globo
si alzano alla ricerca di un grammo di solidarietà, una goccia
di comprensione, e che ritiene suo merito non essere lui stesso in quelle
condizioni come se avesse scelto con saggezza in quale angolo di terra
venire al mondo, e vede chi crede che le leggi del mercato siano la naturale
evoluzione della civiltà che attraverso un bigotto capitalismo
porterà al raggiungimento di livelli altissimi di qualità
della vita, e ancora chi si barrica dietro fossati di potere allontanandosi
necessariamente sempre più dal rapporto con gli altri fino a vivere
un mondo isolato e inesistente pieno della sua solitudine e chi scarica
ogni responsabilità costatando che in fondo questo è il
volere di Dio!
Il suo è uno stato d'animo oltremodo scomodo e stressante, è
come se si fosse troppo distanti per intervenire a sventare un incidente
mortale: come se vedesse un bambino che sta per attraversare la strada
dove scorre un intenso traffico veloce, le persone vicine al bambino
lo guardano con gli occhi, ma non con la mente perché troppo presi
dal loro correre incosciente, il bambino scende il marciapiedi e cammina
verso il centro della strada, lei corre e grida: "attenti al bambino,
fermatelo, prendetelo", è ancora lontana, troppo lontana per
raggiungerlo in tempo, allora grida più forte, ma nessuno la ascolta
e tutti guardano il bambino mentre è travolto una volta, una seconda,
una terza...
E poi un'altro bambino, poi un'altro!
Chi aveva il potere di intervenire non lo ha fatto, la sua mente era completamente
distolta, lontana dal mondo reale! Perché?
Perché Israele continua a bombardare? Perché l'America lo
protegge? Perché l'Europa non riesce a fermarli? Perché
la chiesa sta ferma a pregare e non manda i suoi martiri a salvare almeno
i bambini e non spende fino all'ultimo dei suoi beni per salvare un solo
bambino?
Come può un uomo ricorrere alla guerra?
C'è solo una risposta: Questo è l'uomo!
La guerra è dentro di lui, nel momento che ritiene in pericolo
la sua esistenza come singolo o la propria stirpe come popolo, o la propria
religione e cultura, egli è disposto ad uccidere, perché
questa è "legittima" difesa!
Ogni atto di guerra in fondo può essere ricondotto ad una "legittima"
difesa, anche quelle fatte per colonizzare nuove terre con l'uccisione
degli indios, perché la propria stirpe e cultura ha bisogno di
espandersi per avere più probabilità di sopravvivenza.
Cara chiesa, care religioni, cari maestri che cosa falsa ci avete insegnato!
Sin dalle elementari dovevate dirci la verità, e non lasciare che
la scoprissimo da soli a cinquant'anni! Dovevate dirci che la storia che
studiavamo non era per niente finita, che le nefandezze avvenute nei secoli
non sono finite, che il futuro ci riserba certamente cose peggiori! Che
le esperienze passate non avrebbero mai e poi mai costituito un ostacolo
al ripetersi dei disastri! Che le guerre chimiche ci saranno, che altre
bombe atomiche certamente scoppieranno, che certamente le nuove tecnologie
sapranno rendere ancora più mostruose le guerre!
Dovevate dirci che la vera pace non esiste, al massimo si possono avere
brevi periodi in cui le forze contrastanti si controbilanciano, ma poi
inesorabilmente tornano a sbilanciarsi e nascono nuove guerre alla conquista
o al mantenimento di una migliore qualità della vita per il proprio
popolo.
Non esiste nulla di più relativo del concetto di "qualità
della vita".
Le parole stesse non significano niente: "qualità della vita"
non esiste, vita significa morte, quale qualità può contenere?
Ad esempio i cinesi, entrando nel mondo del mercato, stanno attraversando
un relativo miglioramento delle condizioni individuali, certamente! Ora
cominceranno anche loro a credere che possedere di più migliora
la vita, mangiare di più e cose più costose, viaggiare,
studiare, comprare, vendere, arricchirsi...
Hanno iniziato a rovinarsi l'aria con lo smog, stanno progettando centrali
nucleari che fra cinquant'anni li sommergeranno di scorie radioattive,
stanno cominciando ad usare semi tecnologici per moltiplicare i raccolti,
stanno lasciando la poesia per tuffarsi nel futuro del disastro!
Ecco: la poesia! E' lì che quella ragazza ha trovato un rifugio,
è riuscita ad entrare nei segreti circuiti delle molecole cerebrali,
a scombinarli, fino ad ottenerne di nuovi, con gran capacità percettiva
di ogni forma di poesia, circuiti che se attivati stimolano all'ipotalamo
la secrezione di enzimi potentissimi che sanno attivare altri circuiti
che danno alla fine un gran senso bi benessere ed estasi nel celebrare
momenti poetici.
L'uomo è anche questo! Il complesso sistema di connessioni nervose
che il cervello ogni giorno arricchisce e distrugge e modifica indipendentemente
dalla nostra volontà, in casi eccezionali può arrivare a
sintonizzarsi col mondo in modo diverso, e percepire altre realtà
per le quali forse la qualità della vita può assumere un
significato valido.
Solo chi ha questi circuiti anormali però può riuscire a
trovare la ragione nella poesia, ma è così raro possederli
che difficilmente si riesce a condividerli: si è condannati alla
solitudine!
Ecco perché la ragazza si è aggrappata a quel sorriso, in
esso c'è la consapevolezza di un pizzico di condivisione, se non
del sentire, almeno di essere nello stesso viaggio, e viaggiare in compagnia
di un sorriso fa sempre piacere, anche se le mete sono differenti. Anzi,
alla fine si è resa conto che è solo quel sorriso che può
rendere piacevole il suo viaggio.
La cena è finita, ora ogni malato dovrà rientrare nella
sua stanza, purtroppo i sorrisi saranno solo un ricordo nella lunga notte
fino a domani.
Sale le scale del corridoio di destra, due piani, terza porta stanza numero
38. Entrando, la finestra aperta sul tramonto, le lascia pervadere di
luci rosse e gialle, il volto le spalle e i seni, allora, richiusa la
porta, si ferma a riceverli con gran piacere, come fossero residui raggi
energetici a darle la carica per affrontare la solitudine della stanza.
Continua a guardare la luce che sempre più bassa va a nascondersi
dietro alle cose, si siede vicino alla finestra, in un lato perché
dall'altro nel cielo un quarto di luna comincia a riflettere bianca, non
scalda, ma testimonia la luce del sole e da sicurezza.
Sono le nove di sera, vorrebbe dormire da subito per fare più breve
la notte, ma sa che non ci riuscirà e rinuncia, guarda fuori, molto
lontano verso di
me.
Io la osservo col mio telescopio superpotente, distante milioni di
anni luce, lei alza la mano e la agita come quando si fa ciao, forse saluta
la luna, o forse il giorno che se ne va, muove la bocca: sta parlando,
ecco attivo il mio super sistema acustico per ascoltare ciò che
dice. Dice: " Ciao Paolo" e guarda proprio verso di me! Ma no!
Non può vedermi ad occhio nudo, ma lei continua: "Ciao Paolo",
e mi guarda fisso negli occhi!
"Sì Tu, io ti vedo sai" - "Mi stai guardando col
telescopio da stamattina che credevi che non ti avevo visto?"
"Ma dici a me?" -"Certo che dico a te, credevi proprio
che io non ti vedessi?"
"Secondo te è più potente il tuo telescopio o la mia
fantasia? Io posso arrivare a vedere cose che il tuo telescopio non se
le sogna nemmeno, buttalo via, non serve, usa la fantasia e scoprirai
quanto può essere grande e potente!"
Così ho smontato il mio super telescopio e sono tornato sulla terra
raggiungendola nella stanza. Un letto e un armadio a porte scorrevoli,
un frigorifero, tante foto attaccate alle pareti, e innumerevoli oggetti
sparpagliati ovunque meno che nel loro posto ideale, lei nel frattempo
era uscita sul balconcino e stava sdraiata sopra l’amaca che aveva
sistemato legando le estremità a due lati della ringhiera, con
lo sguardo strano di chi non vede ciò che guarda, ma sta vedendo!
Assorta in questa sua visione, non gira gli occhi verso di me, ma in silenzio
continua a osservare su nel cielo, lontano. C’è un piccolo
sgabello di quelli che si chiudono lì appoggiato sotto il davanzale
della finestra, lo prendo, mi siedo e alzo lo sguardo nella sua stessa
direzione per cercare di capire cosa c’era da vedere. Tanti piccoli
puntini luminosi, le stelle, va bene… guardiamo le stelle!
Non so quanto tempo è passato, un’ora, un mese o un anno,
senza una parola insieme a contemplare il cielo, quell’immenso libro
scritto dal passato per raccontarci la sua e nostra storia in un linguaggio
sconosciuto: è lì, leggiamo ma non capiamo niente! Le pagine
sono mescolate e non riusciamo nemmeno a rimetterle in ordine.
Eppure lei con la fantasia è riuscita a vedermi e a parlarmi, tanto
è vero che adesso siamo qui insieme, chi sa se anche io posso riuscire
a fantasticare la realtà?
Allora mi metto di impegno e guardo sempre più lontano nel cielo.
Vedo tanta acqua, un fiume che veloce scende a valle, sbattendo consuma
le rocce, si tuffa in cascate stupende e scava il suolo trascinando tonnellate
di terra nel mare per migliaia di anni, poi in pianura rallenta la corsa
e si allarga nel letto per riposare e giocare coi mille rigagnoli fra
il verde degli alberi e il profumo dell’erba che fino alla foce
gli faranno da sponda, come un picchetto d’onore per vederlo morire
nello stesso momento in cui in montagna altre piantine lo vedono nascere!
Molecole d’acqua, sono solo molecole, il fiume in realtà
non esiste!
Attenzione: anche noi siamo molecole e per oltre il 90 % siamo molecole
d’acqua!
Il concetto stesso di esistenza si perde nell'infinito,
dove il verso del tempo non ha direzione, dove la logica si inabissa in
buchi neri per cercare l'anima delle pietre e tradurla
in energie: onde al confine della materia... nulla al confine della
ragione.
Forse ho sbagliato! Quel potentissimo telescopio non dovevo puntarlo per
scrutare l'esterno, ma lo dovevo rivolgere verso me stesso per vedere
se ce n'è una parte non compresa in questo universo, cosa saremo
dopo di noi, e cosa eravamo prima, uscire dal piccolo infinito dell'"essere"
che conosciamo, per addentrarmi in quello immenso del "non essere"
e riscontrarne almeno l'esistenza.
Il mio "non essere" stranamente mi descrive molto meglio di
quello che sono: non sono l'acqua, ne il fuoco, non sono un albero che
respira l'aria e stende le foglie al sole, non sono l'aria che invisibile
sfiora ogni cosa, non sono un insetto con armatura e ali, non sono nemmeno
il mio corpo, le mie mani,
il mio viso... non sono la percezione di me...
Non sono tutto ciò che conosco!
Non sono certo materia.
Di notte, dormendo, il mio complicato intelletto vaga libero in realtà
emotive in equilibrio fra queste due dimensioni, quella dell'"Essere"
e quella del "non Essere",
solamente al risveglio potrò rimetterle in ordine, ma non tutte,
alcune, quelle rimaste nella memoria... e non ci rimane niente o quasi!
Ho speso, nel sonno, un terzo della mia vita in spazi e tempi
che non esistono. I nostri corpi ci costringono a questo viaggio ogni
giorno, abbiamo bisogno di frequentare il "non Essere" per rigenerarci
e lascare libero il nostro inconscio di seguire
le sue logiche, certamente correlate alle ore di vegla e altrettanto reali:
il "non Essere" esiste!
La psichiatria ci insegna che la nostra identificazione più profonda,
più vera, risiede proprio lì nell'inconscio,
cioè l'essenza vera di ognuno di noi è quello che non si
conosce di sé stesso!
(Pansate quanto sia ridicola l'affermazione di quando si discute e si
dice:"Lei non sa chi sono io!")
Tutte le religioni cercano di decifrare il "non Essere" usando
complicati logaritmi verbali per deviare la Logica nei loro percorsi più
o meno plausibili.
I nostri antenati e noi lo chiamiamo Dio il nostro "non Essere",
e sono state fatte guerre e uccise persone perchè non accettavano
di seguire la loro logica! Ed ora tocca ai Mussulmani!
E tanti Cristiani e tanti Ebrei sono morti per non rinnegare i loro percorsi
logoci, per non rinnegare i loro "non Essere"... il loro Dio!
Quanto è importante dunque questa dimensione del "non Essere",
è così essenziale da influenzare quasi totalmente l'altra,
quella dell'"Essere", addirittura spesso la stravolge e ne cancella
ogni significato se non di attesa per passare nell'altra!
Buchi neri e bianchi costellano il nostro universo di spazi e tempi che
si controbilanciano in immense costruzioni e distruzioni di materia! Energie
spaventose esplodono ed implodono continuamente come fossero il respiro
di un gigante fatto di niente, quello è il nostro Dio. Mentre il
gigante respira al suo ritmo di millenni noi corriamo sulle strade della
nostra piccola Terra per non perdere neppure un secondo di questo breve
tempo che ci è dato di fruirne.
La notte è passata, il balconcino torna ad illuminarsi con le prime
luci dell'alba che dall'orizzonte traforano alcune leggere nubi lontane.
Il viso della ragazza si illumina di felicità, il risveglio presto
sublima nell'aria circostante avvolgendo di bellezza ogni cosa e di significato,
e lei felice torna in giardino a contemplarne i fiori per lasciarsi colorare
l'anima dai rossi intensi e i rosa, i gialli, i turchesi, i verdi cho
ora giocano con l'aria, rimbalzano sulle gocce di brina e le entrano dentro come a nutrire
la sua estrema gioia di esserci.
Mi invita a scendere ed io la raggiungo. E' lo stesso giardino che avevo
visto col telescopio, ma ora è diverso: percepisco il brusio della
vita che scorre in ogni filo d'erba, nelle foglie e nei fiori; siamo parti di una stessa entità, inconsapevoli testimoni di realtà relative, comparse nel maestoso film della vita.
Il cancello che da sulla strada è aperto e mi invita a seguirla all'uscita, la seguo. Appena fuori vedo lontano me stesso e lei che camminano, e mi rendo conto che quel cancello era l'uscio di me stesso, il confine fra me e quello che sono.
La strada è solo un semplice viottolo che s'insinua fra dolci colline di prati e di boschi, fino a sfumare nell'orizzonte assolato del sud verso cui camminiamo. Ad ogni passo il paesaggio davanti cambia forma mentre si offusca e scompare il percorso passato. Dopo un po' di cammino lei, che mi precede, mi insegna a giocare coi piedi: non termina il passo, appoggia appena la punta del piede davanti e la sposta a destra e sinistra, avanti e indietro prima di andarci col peso, ad ogni millimetro di spostamento cambiano le forme e i colori e la luce del paesaggio davanti a noi... Quando il contesto le piace, allora termina il passo. Poi mi prende la mano stringendola forte per darmi coraggio, si gira, e comincia a camminare all'indietro senza più poter scegliere. Distruzioni, bambini malati, guerre, città puzzolenti, esplosioni... Che cosa non mi è passato davanti agli occhi!..
Poi fortunatamente, approfittando dello spostamento d'aria fortissimo che l'aveva sospinta dietro di me, sono riuscito a mettere io il piede prima del suo, l'ho appoggiato piano e spostandolo in quei dieci centimetri di terra ho ritrovato un paesaggio tranquillo e pieno di luce e lì ho fermato il mio passo! La sua mano era ancora stretta alla mia, più forte di prima, era lei che mi voleva stretto vicino in quel mondo così disperato, allora l'ho avvicinata a me e l'ho abbracciata forte per farle sentire che c'ero, poi frastornato e stanco, vista una grande pietra al lato del viottolo, l'ho invitata a sedersi accanto a me per fermarsi un po' a riposare e godere di tanta tranquillità.
Istintivamente ho rivolto lo sguardo indietro per vedere i pericoli scampati, ma già la visione era sfocata ed incolore e tutto il percorso fatto si dileguava nel nulla... forse non era nemmeno esistito! I paesaggi i colori... non c'era più niente!
La sentivo accanto stretta a me, per alcuni istanti abbiamo costretto l'universo a fermarsi con noi in quel piccolo presente fatto di infinito dove il tempo perde il significato di ogni misura,
perché uniti siamo una nuova entità più grande di ogni altra cosa, che insieme a noi comprende tutte le stelle.
Ma il viottolo non era fermo! Anche se noi ci eravamo seduti e non facevamo alcun passo, il viottolo continuava a scorrerci sotto i piedi ed il paesaggio continuava a modificarsi da solo! Allora lei ha ripreso la mia mano e con quattro passi è riuscita a ritrovare il cancello del giardino e a riportarmici dentro. Qui finalmente eravamo al sicuro: le cose rimanevano uguali!
continua... |