LA DIMENSIONE N
...un libro infinito
di Paolo Cirillo

 
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Un libro.
Fogli raccolti insieme, che parlano e illustrati mostrano un percorso che ognuno ripercorre leggendolo! Bell'invenzione! E se invece lo pubblico in internet, così mentre lo scrivo! E poi magari chi vuole se lo stampa? Meglio ancora! Sfruttiamole queste tecnologie!
Si dovrebbe supporre che chi si accinge a scrivere un libro abbia già tracciato almeno le basi su cui sviluppare la costruzione dell’avventura, ma in questo caso il soggetto è proprio il caos dei nostri pensieri, quindi ritengo più bello e onesto non seguire nessuno schema, e raccontare così, senza ordine, quello che mi passa nella testa, perché mescolato tutto insieme rappresenta la mia ennesima dimensione.



Ogni cinque minuti delle nostre giornate dobbiamo fare qualche scelta: come mi vesto? Vado a piedi? Che cosa mangio? Che strada faccio, passo prima al bancomat o dopo... Anche la più banale di queste scelte ha dietro un’infinità di cause, concause e relative conseguenze, addirittura provenenti da esperienze di venti o trenta anni prima, o magari è influenzata dal malumore causato dall’aver dormito male, che sommato alle vecchie esperienze può dare risultati differenti! Quindi ogni momento non possiamo che essere l’insieme di tutto: il passato, il presente e, aggiungo, il futuro. Sì il futuro. Perché anch'esso, per come ce lo vediamo cucito addosso, influenzerà ognuna delle nostre scelte, anche se poi sarà tutt’altro. C’è un minimo comune denominatore, a mio avviso, che in ogni caso influenza non poco tutte queste nostre piccole o grandi scelte ed è il consenso degli altri, la loro approvazione o, almeno, la nostra convinzione che ci sia. Così, stanchi di decidere ogni momento, spesso (di solito) scegliamo quello che fa piacere a chi ci sta vicino, non fosse altro perché il loro gradimento ci ripaga abbondantemente del piccolo sacrificio della rinuncia. Ma anche i gusti dei nostri cari sono frutto delle loro ennesime dimensioni, quindi la cosa si complica alquanto e spesso non sappiamo proprio perché alla fine abbiamo fatto tale scelta! Può succedere che per anni interi si privilegi tale gradimento senza rendersene conto, e infine ritrovarsi in una vita fatta di cose che non ti appartengono! Ma questo spesso non è una cosa negativa perché evidentemente si era in un periodo d’innamoramento e proprio dal gradimento della persona amata si ottiene il massimo piacere che la natura può offrire.
Il tempo che ordina le nostre esperienze probabilmente esiste solo come sostegno su cui agganciarle nel nostro cervello, e lo spazio della vita che percepiamo è così infinitesimale che considerarlo zero non è un errore. Così come gli elettroni percorrono le loro orbite, anche i pianeti, le galassie e l’infinito occupano ognuno la propria dimensione di spazio e di tempo che va da grandezze di microsecondi a secoli d’anni luce, eppure disegnano gli stessi percorsi: cambia solo la scala di grandezza. L’esplosione di una stella, o la sua dilatazione, come del resto il nostro sole inesorabilmente farà, sono fatti di normale amministrazione nel nostro universo, questa miriade di corpi caldi e freddi che viaggiano sospinti dalla relatività in spazi e tempi che si aggrovigliano a loro volta non sono fatti esterni alla nostra esistenza, ma al contrario noi su questa piccola terra, mentre giriamo intorno al sole con la luna che ci accompagna e lo rincorriamo nella sua orbita nella via lattea che a sua volta naviga per chi sa dove, ne facciamo certamente parte!
Lavoriamo d’immaginazione, supponiamo di poter osservare l’infinito da così lontano che ci consentisse di vederlo tutto, immaginiamo adesso di possedere una potentissima telecamera che ci permettesse di zumare fino a vedere in primo piano un singolo atomo di materia ed i suoi elettroni che gli girano intorno e magari ancora più vicino fino al suo nucleo e ognuno dei suoi elementi e più ancora. Io credo che le immagini, se fatte girare con le velocità giuste, non sarebbero molto differenti. Logicamente si dovrebbe rallentare enormemente quelle degli atomi ed accelerare enormemente quelle dei pianeti, ed ancora di più quelle delle galassie e infinite volte di più quelle di tutto l’universo. Forse otterremmo proprio le stesse immagini, tutto l’universo è esattamente come un singolo atomo! Allora ci verrebbe l’idea di allontanarci ancora di più per riuscire a vedere tutti gli universi, ma ancora le nostre immagini sarebbero molto simili!
Frattali: un unico modulo che si ripete all’infinito in scala sempre maggiore e crescendo nello spazio dilata in proporzione la scansione del tempo.
E noi dove stiamo in quelle ipotetiche riprese da così lontano?
Dove si colloca il miracolo della vita?
Che cosa è la vita?
Se immaginiamo di rivedere quella parte di filmato alla velocità giusta in cui osservavamo tutto l’universo, della nostra vita non troveremo neppure un fotogramma, la vita dell’intera umanità a quella velocità non riuscirebbe nemmeno ad influenzare un unico fotogramma. Così come l’era dei dinosauri.
Quindi per riuscire a trovare le nostre tracce dovremmo rallentare il filmato, tanto da fermare l’intero universo, poi le galassie, poi i pianeti, ma attenzione a non esagerare troppo con il dilatamento perché ad un certo punto saremmo dentro gli atomi e anche lì non ci troveremmo.
Questa concentrazione e dilatazione del tempo non va sottovalutata, la nostra vita sarà visibile solamente ad un certo grado di dilatazione, come quando si sintonizza una radio, passi quella lunghezza d’onda e pluff, becchi un’altra musica!
Una volta sintonizzati alla giusta "frequenza" per osservare l'umanità vedremmo tante formiche che incessantemente si muovono seguendo percorsi stabiliti, che si combattono uccidendosi a vicenda, che si sovrastano alla ricerca di un benessere che non esiste, che si riproducono ubbidendo ad un istinto, che si odiano che si amano, che pregano sperando di vedere quel film che noi abbiamo appena girato, ma non lo vedranno mai! Cinque miliardi di persone agglomerate in famiglie, religioni, razze, nazioni, con il solo intento di sopravvivere a discapito di qualcun altro. Che inseguendo un sogno di migliore qualità della vita, non sapendo discernere ciò che ha valore da ciò che non ne ha, perché indottrinati da chi ha trovato in questo la sua fonte di guadagno, orientati in malo modo verso effimere soddisfazioni, lottano, combattono, si uccidono per raggiungerle!
Figli che uccidono i genitori, mamme che uccidono figli, ladri che ammazzano per rubare, politici che promettono e non mantengono, presidenti che s'inventano la presenza d’armi di distruzione di massa per essere autorizzati a straziare un popolo e ficcarsi dove s'incrocia il mercato del petrolio e suoi sostenitori che hanno capito che stando lì potranno avere altri cinquanta anni di vacche grasse, tanto quel popolo era già straziato, quindi che male facciamo? E i loro alleati... lì a combattere per rimediare poi qualche briciola di quell’immenso mercato, e i fieri soldati riempiti di soldi per fare gli eroi a pagamento della guerra che col terrore combatte i terroristi!
Preti che nel segno del Signore amano troppo accarezzare i tuoi bambini! Papi che dopo secoli di guerre, loschi affari, intrighi di potere, tradimenti, condanne a morte, hanno riempito di santi il calendario! E ancora continuano!
Poi mentre guardi da lassù queste scene super amplificate ti passa davanti all’obiettivo un ragazza strana, non corre come gli altri, è vestita disordinatamente e spettinata, sta attraversando un giardino e si ferma a guardare un fiore, lo annusa e lo contempla e trascorre lì la sua giornata! T'incuriosisce questo strano modo di fare e allora resti puntato su di lei. Zumi un po’ indietro e vedi tutto il giardino e l’edificio: sei in una casa di cura per malati di mente. La luce del giorno ormai lascia molte ombre alla tua scena, l’intensità dei colori si dissolve in scale di grigi, la segui nel suo percorso del rientro a casa, mentre piangendo va a sedersi all’ultimo angolo della lunga mensa dove sarà consumata la cena con gli altri ricoverati, e lei triste siede noncurante. A gruppetti arrivano i commensali, siedono e aspettano. Uno si accosta vicino a lei sulla panca perché ormai sono tanti e per entrarci bisogna stringersi, allora la ragazza cambia espressione, quell’aria molto triste si dissolve lasciando intravedere un'espressione serena, ora ha vicino chi può sostituire quel fiore e trascorrere con lei un altro po’ di ore di quel tempo stranamente compresso della sua mente che la porta a sintonizzarsi su altre realtà per le quali è dichiarata malata. Non sopporta di portare da sola il peso delle cose che vede, di giorno le ha condivise col fiore e adesso col suo compagno di banco. Non c’è bisogno di parlare, è bastato lo scambio di un sorriso per innescare la condivisione del fardello, l’odio che sente intorno, le sofferenze di tutti i malati del mondo, e tutti quei bambini che muoiono di fame...
Lei vede chi non riesce a sentire i lamenti che da ogni parte del globo si alzano alla ricerca di un grammo di solidarietà, una goccia di comprensione, e che ritiene suo merito non essere lui stesso in quelle condizioni come se avesse scelto con saggezza in quale angolo di terra venire al mondo, e vede chi crede che le leggi del mercato siano la naturale evoluzione della civiltà che attraverso un bigotto capitalismo porterà al raggiungimento di livelli altissimi di qualità della vita, e ancora chi si barrica dietro fossati di potere allontanandosi necessariamente sempre più dal rapporto con gli altri fino a vivere un mondo isolato e inesistente pieno della sua solitudine e chi scarica ogni responsabilità costatando che in fondo questo è il volere di Dio!
Il suo è uno stato d'animo oltremodo scomodo e stressante, è come se si fosse troppo distanti per intervenire a sventare un incidente mortale: come se vedesse un bambino che sta per attraversare la strada dove scorre un intenso traffico veloce, le persone vicine al bambino lo guardano con gli occhi, ma non con la mente perché troppo presi dal loro correre incosciente, il bambino scende il marciapiedi e cammina verso il centro della strada, lei corre e grida: "attenti al bambino, fermatelo, prendetelo", è ancora lontana, troppo lontana per raggiungerlo in tempo, allora grida più forte, ma nessuno la ascolta e tutti guardano il bambino mentre è travolto una volta, una seconda, una terza...
E poi un'altro bambino, poi un'altro!
Chi aveva il potere di intervenire non lo ha fatto, la sua mente era completamente distolta, lontana dal mondo reale! Perché?
Perché Israele continua a bombardare? Perché l'America lo protegge? Perché l'Europa non riesce a fermarli? Perché la chiesa sta ferma a pregare e non manda i suoi martiri a salvare almeno i bambini e non spende fino all'ultimo dei suoi beni per salvare un solo bambino?
Come può un uomo ricorrere alla guerra?
C'è solo una risposta: Questo è l'uomo!
La guerra è dentro di lui, nel momento che ritiene in pericolo la sua esistenza come singolo o la propria stirpe come popolo, o la propria religione e cultura, egli è disposto ad uccidere, perché questa è "legittima" difesa!
Ogni atto di guerra in fondo può essere ricondotto ad una "legittima" difesa, anche quelle fatte per colonizzare nuove terre con l'uccisione degli indios, perché la propria stirpe e cultura ha bisogno di espandersi per avere più probabilità di sopravvivenza.
Cara chiesa, care religioni, cari maestri che cosa falsa ci avete insegnato!
Sin dalle elementari dovevate dirci la verità, e non lasciare che la scoprissimo da soli a cinquant'anni! Dovevate dirci che la storia che studiavamo non era per niente finita, che le nefandezze avvenute nei secoli non sono finite, che il futuro ci riserba certamente cose peggiori! Che le esperienze passate non avrebbero mai e poi mai costituito un ostacolo al ripetersi dei disastri! Che le guerre chimiche ci saranno, che altre bombe atomiche certamente scoppieranno, che certamente le nuove tecnologie sapranno rendere ancora più mostruose le guerre!
Dovevate dirci che la vera pace non esiste, al massimo si possono avere brevi periodi in cui le forze contrastanti si controbilanciano, ma poi inesorabilmente tornano a sbilanciarsi e nascono nuove guerre alla conquista o al mantenimento di una migliore qualità della vita per il proprio popolo.
Non esiste nulla di più relativo del concetto di "qualità della vita".
Le parole stesse non significano niente: "qualità della vita" non esiste, vita significa morte, quale qualità può contenere?
Ad esempio i cinesi, entrando nel mondo del mercato, stanno attraversando un relativo miglioramento delle condizioni individuali, certamente! Ora cominceranno anche loro a credere che possedere di più migliora la vita, mangiare di più e cose più costose, viaggiare, studiare, comprare, vendere, arricchirsi...
Hanno iniziato a rovinarsi l'aria con lo smog, stanno progettando centrali nucleari che fra cinquant'anni li sommergeranno di scorie radioattive, stanno cominciando ad usare semi tecnologici per moltiplicare i raccolti, stanno lasciando la poesia per tuffarsi nel futuro del disastro!
Ecco: la poesia! E' lì che quella ragazza ha trovato un rifugio, è riuscita ad entrare nei segreti circuiti delle molecole cerebrali, a scombinarli, fino ad ottenerne di nuovi, con gran capacità percettiva di ogni forma di poesia, circuiti che se attivati stimolano all'ipotalamo la secrezione di enzimi potentissimi che sanno attivare altri circuiti che danno alla fine un gran senso bi benessere ed estasi nel celebrare momenti poetici.
L'uomo è anche questo! Il complesso sistema di connessioni nervose che il cervello ogni giorno arricchisce e distrugge e modifica indipendentemente dalla nostra volontà, in casi eccezionali può arrivare a sintonizzarsi col mondo in modo diverso, e percepire altre realtà per le quali forse la qualità della vita può assumere un significato valido.
Solo chi ha questi circuiti anormali però può riuscire a trovare la ragione nella poesia, ma è così raro possederli che difficilmente si riesce a condividerli: si è condannati alla solitudine!
Ecco perché la ragazza si è aggrappata a quel sorriso, in esso c'è la consapevolezza di un pizzico di condivisione, se non del sentire, almeno di essere nello stesso viaggio, e viaggiare in compagnia di un sorriso fa sempre piacere, anche se le mete sono differenti. Anzi, alla fine si è resa conto che è solo quel sorriso che può rendere piacevole il suo viaggio.
La cena è finita, ora ogni malato dovrà rientrare nella sua stanza, purtroppo i sorrisi saranno solo un ricordo nella lunga notte fino a domani.
Sale le scale del corridoio di destra, due piani, terza porta stanza numero 38. Entrando, la finestra aperta sul tramonto, le lascia pervadere di luci rosse e gialle, il volto le spalle e i seni, allora, richiusa la porta, si ferma a riceverli con gran piacere, come fossero residui raggi energetici a darle la carica per affrontare la solitudine della stanza. Continua a guardare la luce che sempre più bassa va a nascondersi dietro alle cose, si siede vicino alla finestra, in un lato perché dall'altro nel cielo un quarto di luna comincia a riflettere bianca, non scalda, ma testimonia la luce del sole e da sicurezza.
Sono le nove di sera, vorrebbe dormire da subito per fare più breve la notte, ma sa che non ci riuscirà e rinuncia, guarda fuori, molto lontano verso di me.
Io la osservo col mio telescopio superpotente, distante milioni di anni luce, lei alza la mano e la agita come quando si fa ciao, forse saluta la luna, o forse il giorno che se ne va, muove la bocca: sta parlando, ecco attivo il mio super sistema acustico per ascoltare ciò che dice. Dice: " Ciao Paolo" e guarda proprio verso di me! Ma no! Non può vedermi ad occhio nudo, ma lei continua: "Ciao Paolo", e mi guarda fisso negli occhi!
"Sì Tu, io ti vedo sai" - "Mi stai guardando col telescopio da stamattina che credevi che non ti avevo visto?"
"Ma dici a me?" -"Certo che dico a te, credevi proprio che io non ti vedessi?"
"Secondo te è più potente il tuo telescopio o la mia fantasia? Io posso arrivare a vedere cose che il tuo telescopio non se le sogna nemmeno, buttalo via, non serve, usa la fantasia e scoprirai quanto può essere grande e potente!"
Così ho smontato il mio super telescopio e sono tornato sulla terra raggiungendola nella stanza. Un letto e un armadio a porte scorrevoli, un frigorifero, tante foto attaccate alle pareti, e innumerevoli oggetti sparpagliati ovunque meno che nel loro posto ideale, lei nel frattempo era uscita sul balconcino e stava sdraiata sopra l’amaca che aveva sistemato legando le estremità a due lati della ringhiera, con lo sguardo strano di chi non vede ciò che guarda, ma sta vedendo! Assorta in questa sua visione, non gira gli occhi verso di me, ma in silenzio continua a osservare su nel cielo, lontano. C’è un piccolo sgabello di quelli che si chiudono lì appoggiato sotto il davanzale della finestra, lo prendo, mi siedo e alzo lo sguardo nella sua stessa direzione per cercare di capire cosa c’era da vedere. Tanti piccoli puntini luminosi, le stelle, va bene… guardiamo le stelle!
Non so quanto tempo è passato, un’ora, un mese o un anno, senza una parola insieme a contemplare il cielo, quell’immenso libro scritto dal passato per raccontarci la sua e nostra storia in un linguaggio sconosciuto: è lì, leggiamo ma non capiamo niente! Le pagine sono mescolate e non riusciamo nemmeno a rimetterle in ordine.
Eppure lei con la fantasia è riuscita a vedermi e a parlarmi, tanto è vero che adesso siamo qui insieme, chi sa se anche io posso riuscire a fantasticare la realtà?
Allora mi metto di impegno e guardo sempre più lontano nel cielo. Vedo tanta acqua, un fiume che veloce scende a valle, sbattendo consuma le rocce, si tuffa in cascate stupende e scava il suolo trascinando tonnellate di terra nel mare per migliaia di anni, poi in pianura rallenta la corsa e si allarga nel letto per riposare e giocare coi mille rigagnoli fra il verde degli alberi e il profumo dell’erba che fino alla foce gli faranno da sponda, come un picchetto d’onore per vederlo morire nello stesso momento in cui in montagna altre piantine lo vedono nascere!
Molecole d’acqua, sono solo molecole, il fiume in realtà non esiste!
Attenzione: anche noi siamo molecole e per oltre il 90 % siamo molecole d’acqua!
Il concetto stesso di esistenza si perde nell'infinito,
dove il verso del tempo non ha direzione, dove la logica si inabissa in buchi neri per cercare l'anima delle pietre e tradurla
in energie: onde al confine della materia... nulla al confine della
ragione.
Forse ho sbagliato! Quel potentissimo telescopio non dovevo puntarlo per scrutare l'esterno, ma lo dovevo rivolgere verso me stesso per vedere se ce n'è una parte non compresa in questo universo, cosa saremo dopo di noi, e cosa eravamo prima, uscire dal piccolo infinito dell'"essere" che conosciamo, per addentrarmi in quello immenso del "non essere" e riscontrarne almeno l'esistenza.
Il mio "non essere" stranamente mi descrive molto meglio di quello che sono: non sono l'acqua, ne il fuoco, non sono un albero che respira l'aria e stende le foglie al sole, non sono l'aria che invisibile sfiora ogni cosa, non sono un insetto con armatura e ali, non sono nemmeno il mio corpo, le mie mani,
il mio viso... non sono la percezione di me...
Non sono tutto ciò che conosco!
Non sono certo materia.
Di notte, dormendo, il mio complicato intelletto vaga libero in realtà emotive in equilibrio fra queste due dimensioni, quella dell'"Essere" e quella del "non Essere",
solamente al risveglio potrò rimetterle in ordine, ma non tutte, alcune, quelle rimaste nella memoria... e non ci rimane niente o quasi!
Ho speso, nel sonno, un terzo della mia vita in spazi e tempi
che non esistono. I nostri corpi ci costringono a questo viaggio ogni giorno, abbiamo bisogno di frequentare il "non Essere" per rigenerarci e lascare libero il nostro inconscio di seguire
le sue logiche, certamente correlate alle ore di vegla e altrettanto reali: il "non Essere" esiste!
La psichiatria ci insegna che la nostra identificazione più profonda, più vera, risiede proprio lì nell'inconscio,
cioè l'essenza vera di ognuno di noi è quello che non si conosce di sé stesso!
(Pansate quanto sia ridicola l'affermazione di quando si discute e si dice:"Lei non sa chi sono io!")
Tutte le religioni cercano di decifrare il "non Essere" usando complicati logaritmi verbali per deviare la Logica nei loro percorsi più o meno plausibili.
I nostri antenati e noi lo chiamiamo Dio il nostro "non Essere", e sono state fatte guerre e uccise persone perchè non accettavano di seguire la loro logica! Ed ora tocca ai Mussulmani!
E tanti Cristiani e tanti Ebrei sono morti per non rinnegare i loro percorsi logoci, per non rinnegare i loro "non Essere"... il loro Dio!
Quanto è importante dunque questa dimensione del "non Essere", è così essenziale da influenzare quasi totalmente l'altra, quella dell'"Essere", addirittura spesso la stravolge e ne cancella ogni significato se non di attesa per passare nell'altra!
Buchi neri e bianchi costellano il nostro universo di spazi e tempi che si controbilanciano in immense costruzioni e distruzioni di materia! Energie spaventose esplodono ed implodono continuamente come fossero il respiro di un gigante fatto di niente, quello è il nostro Dio. Mentre il gigante respira al suo ritmo di millenni noi corriamo sulle strade della nostra piccola Terra per non perdere neppure un secondo di questo breve tempo che ci è dato di fruirne.
La notte è passata, il balconcino torna ad illuminarsi con le prime luci dell'alba che dall'orizzonte traforano alcune leggere nubi lontane. Il viso della ragazza si illumina di felicità, il risveglio presto sublima nell'aria circostante avvolgendo di bellezza ogni cosa e di significato, e lei felice torna in giardino a contemplarne i fiori per lasciarsi colorare l'anima dai rossi intensi e i rosa, i gialli, i turchesi, i verdi cho ora giocano con l'aria, rimbalzano sulle gocce di brina e le entrano dentro come a nutrire la sua estrema gioia di esserci.
Mi invita a scendere ed io la raggiungo. E' lo stesso giardino che avevo visto col telescopio, ma ora è diverso: percepisco il brusio della vita che scorre in ogni filo d'erba, nelle foglie e nei fiori; siamo parti di una stessa entità, inconsapevoli testimoni di realtà relative, comparse nel maestoso film della vita.
Il cancello che da sulla strada è aperto e mi invita a seguirla all'uscita, la seguo. Appena fuori vedo lontano me stesso e lei che camminano, e mi rendo conto che quel cancello era l'uscio di me stesso, il confine fra me e quello che sono.
La strada è solo un semplice viottolo che s'insinua fra dolci colline di prati e di boschi, fino a sfumare nell'orizzonte assolato del sud verso cui camminiamo. Ad ogni passo il paesaggio davanti cambia forma mentre si offusca e scompare il percorso passato. Dopo un po' di cammino lei, che mi precede, mi insegna a giocare coi piedi: non termina il passo, appoggia appena la punta del piede davanti e la sposta a destra e sinistra, avanti e indietro prima di andarci col peso, ad ogni millimetro di spostamento cambiano le forme e i colori e la luce del paesaggio davanti a noi... Quando il contesto le piace, allora termina il passo. Poi mi prende la mano stringendola forte per darmi coraggio, si gira, e comincia a camminare all'indietro senza più poter scegliere. Distruzioni, bambini malati, guerre, città puzzolenti, esplosioni... Che cosa non mi è passato davanti agli occhi!..
Poi fortunatamente, approfittando dello spostamento d'aria fortissimo che l'aveva sospinta dietro di me, sono riuscito a mettere io il piede prima del suo, l'ho appoggiato piano e spostandolo in quei dieci centimetri di terra ho ritrovato un paesaggio tranquillo e pieno di luce e lì ho fermato il mio passo! La sua mano era ancora stretta alla mia, più forte di prima, era lei che mi voleva stretto vicino in quel mondo così disperato, allora l'ho avvicinata a me e l'ho abbracciata forte per farle sentire che c'ero, poi frastornato e stanco, vista una grande pietra al lato del viottolo, l'ho invitata a sedersi accanto a me per fermarsi un po' a riposare e godere di tanta tranquillità.
Istintivamente ho rivolto lo sguardo indietro per vedere i pericoli scampati, ma già la visione era sfocata ed incolore e tutto il percorso fatto si dileguava nel nulla... forse non era nemmeno esistito! I paesaggi i colori... non c'era più niente!
La sentivo accanto stretta a me, per alcuni istanti abbiamo costretto l'universo a fermarsi con noi in quel piccolo presente fatto di infinito dove il tempo perde il significato di ogni misura,
perché uniti siamo una nuova entità più grande di ogni altra cosa, che insieme a noi comprende tutte le stelle.
Ma il viottolo non era fermo! Anche se noi ci eravamo seduti e non facevamo alcun passo, il viottolo continuava a scorrerci sotto i piedi ed il paesaggio continuava a modificarsi da solo! Allora lei ha ripreso la mia mano e con quattro passi è riuscita a ritrovare il cancello del giardino e a riportarmici dentro. Qui finalmente eravamo al sicuro: le cose rimanevano uguali!

continua...